L’HIJAB E IL DIRITTO DELLE DONNE MUSULMANE

 

Poliziotte in UK

LETTERA INDIRIZZATA AI SEGRETARI DI CGIL, CISL, UIL,
AI COORDINAMENTI DONNE DI CGIL, CISL E UIL, AL SEGRETARIO DELLA CES
Roma, 16 marzo 2017
– Susanna Camusso
Segretario Generale Cgil
– Anna Maria Furlan
Segretario Generale Cisl
– Carmelo Barbagallo
Segretario Generale Uil
– Luca Visentini
Segretario Generale CES

Ai Coordinamenti Donne Cgil-Cisl-Uil

Vi scriviamo in merito alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in cui si afferma che la proibizione del velo islamico sul posto di lavoro sia possibile, così come qualsiasi altro segno visibile di tipo politico, filosofico o religioso a meno che non sussistano condizioni specifiche di discriminazione indiretta rivolta esclusivamente ad una religione o idea politica.

Siamo convinte, infatti, che questa sentenza oltre a discriminare tutte le donne musulmane europee, assimilando un precetto ad un simbolo che non costituisce obbligo, ponga l’accento sull’esercizio democratico del pensiero all’interno dei posti di lavoro.

Non sono passati molti anni dall’approvazione, in Italia, di norme volte al contrasto del drammatico fenomeno delle dimissioni in bianco ed ecco affacciarsi in Europa un atteggiamento che pone vincoli ostativi alla libertà delle donne.

Sono oltre 2 secoli che le donne si battono per i loro diritti, per la loro autonomia e per il diritto all’autodeterminazione, nella società, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro. Hanno dovuto lottare per irrompere nel discorso pubblico come soggetti con capacità di pensiero e di opinione rivendicando il diritto di scegliere e continuano a lottare contro violenze, discriminazioni e pregiudizi.

Le donne sono così faticosamente riuscite a far comprendere che l’equilibrio sociale passava anche attraverso la loro emancipazione e il rispetto dell’universo femminile attraverso la possibilità di accesso all’istruzione, le pari opportunità, la libertà economica ma soprattutto l’autonomia nelle scelte. In passato le donne occidentali non hanno lottato per impedire alle loro nonne di portare il lutto per una intera vita ma per consentire alle loro madri di scegliere.

Nonostante tutto, ancora oggi, la mercificazione del loro corpo invade prepotentemente il mondo dei media e della pubblicità. I loro corpi utilizzati per la vendita di un formaggio, di un’automobile o di un detersivo continuano ad occupare gran parte degli schermi. Ecco così che il corpo delle donne viene sfruttato e allo stesso tempo continua ad essere il campo di battaglia del potere e di battaglie giuridicamente discriminatorie e violente.

Molte ragazze che oggi portano l’Hijab sono nate nel nostro Paese, qui hanno studiato e qui vogliono vivere. Non ci si può imbarazzare di fronte alla scelta autonoma di una donna.

Il velo è, per chi crede, un precetto e non si può obbligare una donna a scegliere tra la sua fede ed il suo diritto all’emancipazione attraverso il lavoro e l’autonomia economica. Un pezzo di stoffa che è parte della nostra fede e che nulla toglie alla libertà degli altri.

Nonostante gli avanzamenti nel mondo del lavoro permangono tuttora significative differenze di genere nei tassi di occupazione, nei livelli retributivi e nella presenza di donne nelle posizioni apicali all’interno delle imprese, ma soprattutto nelle Istituzioni.

In questo contesto lavorare e al contempo occuparsi del lavoro di cura familiare a cui lo Stato pensa sempre meno abbattendo gli investimenti nel Welfare, è sempre più difficoltoso senza doverci anche battere per poter scegliere come volersi vestire.

Le campagne mediatiche strumentali e pericolose di questi ultimi anni che associano l’Islam al terrorismo colpiscono in prima persona le donne più facilmente identificabili mediante il velo ed è per questo che abbiamo deciso di rivolgerci a voi.

Ci appelliamo a Voi e al Vostro impegno perché possiate supportare tutte le donne che continueranno ad indossare il velo, rivendicheranno la loro autonomia e indipendenza, lotteranno per il loro lavoro.

Amina Al Zeer,
Iman Koudsi,
Alessandra Maryam Aldini,
Donatella Amina Salina,
Fatiha Chakir
Rosa Zeinab Gonzales

Le Componenti del Comitato Promotore della Costituente Islamica Italiana
segreteria@costituenteislamica.it

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